Cosa accadrebbe se a un certo punto i brand pubblicitari si ribellassero ai propri produttori e iniziassero a mescolarsi e a vivere una vita propria? Da questa domanda è partita la ricerca artistica di Rita Soccio, nelle sue opere vediamo i brand animarsi di vita propria e iniziare a sognare un’esistenza che li possa portare lontano dagli slogan di tutti i giorni. I marchi nell’universo di Rita Soccio, amano, giocano e si fondano tra loro dando origine a nuovi prodotti, nuovi packaging che giocano con ironia con le sue funzioni di origine. Ed ecco spuntare sugli scaffali dei supermercati un’afrodisiaca tisana prodotta dall’incontro della signora dei dadi e dal macho marinaio Mastrolindo, il nome del prodotto è tutto un programma: “Tisana Love”. Quello di Rita Soccio è un modo intelligente per ironizzare sulle manie consumistiche del nostro tempo, sulla fiducia spesso eccessiva che abbiamo nei marchi, sui condizionamenti che hanno sui nostri acquisti e sulla nostra vita. Dario Ciferri
Andrzej Zart (Poznań, 1969) è un artista essenzialmente concettuale. Influenzato dalle teorie di Nicolas Bourriaud, secondo il quale l'arte nell'interezza della sua realizzazione implica la partecipazione del pubblico, fonda la sua ricerca sul rapporto tra arte e vita, concentrandosi sulle dinamiche relazionali esistenti tra artista e fruitore. Il titolo della mostra, In my shoes, è una frase anglosassone traducibile con l'italiano "mettiti nei miei panni".
Andrzej chiede allo spettatore un'intervento diretto, indossando le sue scarpe per entrare fisicamente nei panni dell'artista in uno scambio di ruolo da spettatore a creatore. Per questa mostra italiana, considerato il significato linguistico della traduzione, mette a disposizione anche i suoi abiti. Come in una sorta di rappresentazione teatrale le scarpe ed i vestiti dell'artista diventano costumi di scena, abbandonando l'idea della produzione dell'oggetto artistico a scapito dell'azione. Unica testimonianza dell’happening rimane la documentazione fotografica e video.
Passando ad una lettura di taglio sociologico/politico, vestire i panni di Andrzej equivale ad assumerne anche la nazionalità, ovvero: il polacco. Andrzej si considera un uomo fortunato. L’educazione artistica ricevuta in Polonia e nel Regno Unito (St. Martin College, London) gli ha permesso di diventare un artista affermato e rispettato dalla società. Ma nell'Europa odierna, dove la recrudescenza dei nazionalismi è un dato di fatto, la vita dell’immigrato spesso è dura, fatta di lavori precari e mal retribuiti, talvolta ai limiti della schiavitù. Questo ci riporta ai luoghi comuni usati per descrivere i gruppi etnici. Il polacco è identificato come lavavetri, badante o immigrato clandestino alcolizzato dedito al crimine. Ma è passato poco più di un secolo da quando gli italiani partivano in cerca di fortuna all’estero e pizza/mafia/mandolino (o, nel migliore dei casi, mangiaspaghetti) era lo stereotipo che veniva affibiato ai nostri connazionali. Andrzej Zart, con il suo lavoro sullo scambio di identità, ci ricorda che è solo una questione di punti di vista, basta cambiare la prospettiva; lo sguardo dell’artista serve anche a questo.
Marina Bolmini e Tiziana Scopano dal 15 al 31 luglio 2010
Anni '80 - Marina e Tiziana sono compagne di scuola all'Istituto Statale d'Arte di Vasto. Le loro strade si dividono dopo l'esame di maturità.
Anni '90 - Marina si diploma in pittura presso l'Accademia delle Belle Arti di Bologna, Tiziana si diploma in decorazione presso l'Accademia delle Belle Arti de L'Aquila.
2010 - Marina e Tiziana si ritrovano e fondano l'associazione culturale START insieme a Roberto Santoro.