VANITY F_AIR

inaugurazione 13 gennaio, ore 18.30

Contemporaneamente a Pitti Uomo, l’evento più illustre della moda a Firenze, apre VANITY F_AIR, una mostra che tramite tre artisti contemporanei di diversa estrazione artistica e geografica, indaga il concetto tradizionale di vanitas. Dario Bartolini, Marco Mazzoni, Josephine Wister Faure, riflettono, con differenti approcci, linguaggi, e media ed in maniera seria o ironica, sulla vanità e sulle aspirazioni umane. La mostra presenta vari formati: sculture sospese di materiali non convenzionali, fotografia, istallazioni. Tutto concorre a fare da commento ad un tema che da secoli intriga parimenti artisti ed intellettuali, e, più di recente, il mondo della moda. Per il vernissage il tema della vanità nel cibo, sarà interpretato da Apicius, International School of Hospitality a Firenze. I tre artisti in mostra saranno presentati da una nota introduttiva scritta da altrettanti scrittori /storici dell’arte /artisti: Dario Bartolini, presentato da Renato Ranaldi; Marco Mazzoni, presentato da Mariantonia Rinaldi; Josephine Wister Faure, presentata da Lucia Giardino.

A cura di Lucia Giardino

F_AIR – Florence Artist in Residence, via San Gallo 45R, Florence
dal 13 al 24 gennaio
orari d’apertura: 12.00-18.00, dal lunedì al venerdì

TECNICHE GRAFICHE SPECIALI

TECNICHE GRAFICHE SPECIALI
(POPARTLAB)
insegnante: Marina Bolmini

La conoscenza dell’arte contemporanea è ancora affidata agli s
tereotipi e ai “sentito dire”, mentre sarebbe fondamentale che si svecchiasse non tanto il mondo dell’arte (in Italia molto stimolante) ma la percezione e la conoscenza del grande pubblico. POPARTLAB si può definire un corso di arte “popolare”, dal punto di vista teorico e tecnico. Il primo aspetto, ovvero quello teorico, trova i suoi motivi ispiratori nell’avanguardia americana degli anni ’60: la pop art. Il termine “Pop Art”, abbreviazione di popular art, fu coniato nel 1955 da due studiosi inglesi, Lesile Fiedler e Reyner Banham, per designare l’universo dei mass-media, o meglio delle forme visive e musicali ad esso collegate: dal cartellone pubblicitario alla televisione,dal cinema alla musica leggera, dai rotocalchi ai fumetti, dalla moda alla confezione delle merci di consumo. Il variegato, e a suo modo immaginativo, linguaggio dei nuovi prodotti destinati alla massa aveva preso il posto delle immagini popolari di un tempo, legate all’artigianato e a tradizioni popolari, occupando il loro livello ma rimanendo gerarchicamente distinto dall’arte “colta”. All’inizio degli anni Sessanta il critico americano Lawrence Alloway adottò l’espressione “pop art” in altro senso, come sigla di un nuovo movimento d’avanguardia le cui manifestazioni, pur attenendosi al livello “colto” dell’arte, operavano un’inedito scambio con i mass-media. Gli artisti di questa corrente si dedicarono alla trascrizione pittorica del repertorio di immagini offerto dall’universo dei mass-media, producendo dipinti ispirati ai fumetti o ad altre immagini di largo consumo e mutuandone le tecniche di riproduzione (la stampa serigrafica, la produzione di multipli).
Piano di lavoro
Partendo da questo presupposto, il piano di lavoro prevede di usare e manipolare immagini prelevate dal mondo mediale o dalla quotidianità personale, usando foto, fotocopie, ritagli di rotocalchi e materiali eterogenei. Di conseguenza il corso è aperto a tutti, anche a chi non ha conoscenze e basi di disegno e pittura.
Tecniche e materiali
Dal punto di vista tecnico i metodi di stampa industriale saranno convertiti in modalità prettamente artigianale, usando le seguenti tecniche:
- stampa con diluente;
- stampa monotipo con vetro e con carta;
- stampa con stencil.
Il lavoro di riproduzione sarà integrato con l’uso della pittura, del collage e dell’assemblage, lavorando con carta, stoffa, plastica, impiallacciatura e quant’altro sia ritenuto opportuno dalle esigenze creative degli allievi. Tali elementi sono facilmente reperibili come scarti da riciclaggio, dando così la possibilità agli allievi di ripensare alla funzionalità e all’uso degli oggetti. Quindi i materiali principalmente usati saranno pastelli, pennarelli acquerellabili, tempere e materiale di riciclo; i supporti carta e tela.
Obbiettivi
Durante il corso saranno insegnati gli usi delle suddette tecniche, coadiuvate da lezioni teoriche su impostazione grafica, percezione visiva e teoria del colore. Lo scopo principale è lo sviluppo del lavoro manuale mediante l’uso di materiali eterogenei e dello spirito d’osservazione nei confronti dell’immagine, oltre a dare libero sfogo alla fantasia degli allievi. Inoltre questa indagine che parte dall’arte degli anni ’60 vuole avvicinare gli allievi all’arte contemporanea (sfatandone il mito dell’incomprensibilità), riflettere sull’influenza che il mondo mediale esercita sulla creatività e praticare un esercizio di critica e sperimentazione.

DISEGNO E PITTURA TRADIZIONALE

DISEGNO E PITTURA TRADIZIONALE
insegnante: Tiziana Scopano

Perché disegnare dal vero
La visione
LE TECNICHE DI DISEGNO:
- le proiezioni ortogonali e l’assonometria
- la prospettiva
IL CHIARO-SCURO:
- le ombre- i mezzi toni
- la luce
- i lumi
- i riflessi
IL TRATTO
LE OMBRE PORTATE - in assonometria e in prospettiva
TECNICHE di controllo e di riporto del disegno
TEMI:
- la natura morta
- il panneggio
- la figura
- il paesaggio
- temi proposti dai soci allievi
TECNICHE PITTORICHE
- L’acquerello
- L’olio - oltre le 20 ore di lezione -

ASTROLAB

ASTROLAB
- scenari biomorfi -

Marco Appicciafuoco
Daniela Faiani
William Lucidi

dal 29 settembre al 13 ottobre 2010



William Lucidi

Daniela Faiani


Marco Appicciafuoco

Rita Soccio

Rita Soccio
dal 16 al 31 agosto 2010

Cosa accadrebbe se a un certo punto i brand pubblicitari si ribellassero ai propri produttori e iniziassero a mescolarsi e a vivere una vita propria?
Da questa domanda è partita la ricerca artistica di Rita Soccio, nelle sue opere vediamo i brand animarsi di vita propria e iniziare a sognare un’esistenza che li possa portare lontano dagli slogan di tutti i giorni.
I marchi nell’universo di Rita Soccio, amano, giocano e si fondano tra loro dando origine a nuovi prodotti, nuovi packaging che giocano con ironia con le sue funzioni di origine.
Ed ecco spuntare sugli scaffali dei supermercati un’afrodisiaca tisana prodotta dall’incontro della signora dei dadi e dal macho marinaio Mastrolindo, il nome del prodotto è tutto un programma: “Tisana Love”.
Quello di Rita Soccio è un modo intelligente per ironizzare sulle manie consumistiche del nostro tempo, sulla fiducia spesso eccessiva che abbiamo nei marchi, sui condizionamenti che hanno sui nostri acquisti e sulla nostra vita.
Dario Ciferri

Andrzej Zart

In my shoes
dal 2 al 15 agosto 2010

Andrzej Zart (Poznań, 1969) è un artista essenzialmente concettuale. Influenzato dalle teorie di Nicolas Bourriaud, secondo il quale l'arte nell'interezza della sua realizzazione implica la partecipazione del pubblico, fonda la sua ricerca sul rapporto tra arte e vita, concentrandosi sulle dinamiche relazionali esistenti tra artista e fruitore. Il titolo della mostra, In my shoes, è una frase anglosassone traducibile con l'italiano "mettiti nei miei panni".

Andrzej chiede allo spettatore un'intervento diretto, indossando le sue scarpe per entrare fisicamente nei panni dell'artista in uno scambio di ruolo da spettatore a creatore. Per questa mostra italiana, considerato il significato linguistico della traduzione, mette a disposizione anche i suoi abiti. Come in una sorta di rappresentazione teatrale le scarpe ed i vestiti dell'artista diventano costumi di scena, abbandonando l'idea della produzione dell'oggetto artistico a scapito dell'azione. Unica testimonianza dell’happening rimane la documentazione fotografica e video.

Passando ad una lettura di taglio sociologico/politico, vestire i panni di Andrzej equivale ad assumerne anche la nazionalità, ovvero: il polacco. Andrzej si considera un uomo fortunato. L’educazione artistica ricevuta in Polonia e nel Regno Unito (St. Martin College, London) gli ha permesso di diventare un artista affermato e rispettato dalla società. Ma nell'Europa odierna, dove la recrudescenza dei nazionalismi è un dato di fatto, la vita dell’immigrato spesso è dura, fatta di lavori precari e mal retribuiti, talvolta ai limiti della schiavitù. Questo ci riporta ai luoghi comuni usati per descrivere i gruppi etnici. Il polacco è identificato come lavavetri, badante o immigrato clandestino alcolizzato dedito al crimine. Ma è passato poco più di un secolo da quando gli italiani partivano in cerca di fortuna all’estero e pizza/mafia/mandolino (o, nel migliore dei casi, mangiaspaghetti) era lo stereotipo che veniva affibiato ai nostri connazionali. Andrzej Zart, con il suo lavoro sullo scambio di identità, ci ricorda che è solo una questione di punti di vista, basta cambiare la prospettiva; lo sguardo dell’artista serve anche a questo.



Alessandro Carboni

Overlapping Discrete City Boundaries – Asia-Europe Project
5 agosto 2010 - ore 21.00

Incontro col pubblico di Alessandro Carboni.
Tramite video, suoni e reportage l’artista presenta modalità e pratiche del progetto ODB in atto dall’inizio del 2010 e attualmente visibile a Guilmi presso:

“La Pitech” – via Italia 26, Guilmi (Ch)
inaugurazione sabato 7 agosto 2010, ore 19.00
7 - 15 agosto 2010

A cura di Chico Bacci e Lucia Giardino.
Passare dalle metropoli del Sud Est Asiatico ad un remoto paesino abruzzese può creare dislocazione e straniamento nel viaggiatore-tipo del XXI secolo. Ma può anche servire a tracciare le linee guida di un metodo lavorativo alternativo, per approdare, ad esempio, ad un nuovo trattato di geografia, all’individuazione di analogie inusitate ed impreviste, all’evidenziazione di tensioni e frizioni, che possono emergere solo col confronto di realtà agli antipodi. Questa è l’intenzione di Alessandro Carboni con la tappa abruzzese del suo vasto progetto Overlapping Discerete Boundaries, portato avanti dai primi mesi del 2010, tramite residenze e sponsorizzazioni sia asiatiche che europee.
L’artista multidisciplinare risiederà nel piccolo borgo di Guilmi (Ch) dal 26 luglio al 15 agosto 2010, e qui espliciterà una ricerca articolata in varie fasi, comprendente: azioni in luoghi urbani e
rurali, un incontro diretto col pubblico per la presentazione del lavoro, e due istallazioni in sedi separate. Di Guilmi e del territorio circostante, l’artista traccerà la propria geografia sentimentale, quasi una rivisitazione goethiana e romantica della psicogeografia di Guy Debord, in era tecnologica. Se le modalità saranno quelle ricorrenti nelle pratiche del Carboni - cammino, osservazione, installazione di materiali estrapolati dal territorio, video, foto, appunti ed altro materiale documentario - le specifiche saranno naturalmente imponderabili e dettate dalle condizioni e dalla reattività del luogo. Carboni, infatti, interagirà direttamente con gli abitanti e chiederà loro “doni”, investigando così la pratica degli xenia, persa nei grandi centri, ma ancora presente nelle piccole realtà.
L’ospitalità, lo straniero, l’emigrazione e lo spopolamento di piccole comunità, il ri-posizionamento, forzato o volontario di porzioni intere di abitanti per cause naturali o sociali (dai terremoti alle drastiche crisi del mondo del lavoro), sono temi correlati che, in gradi diversi, interessano certe zone dell’Asia toccate dalle ricerche di Carboni, ed alcune realtà italiane. La zona del Medio e Alto Vastese, dove si colloca Guilmi è sicuramente una di queste.

alessandrocarboni

overlappingdiscretecityboundaries